Ada Natali
Ada Natali, politica e antifascista, maestra e sindacalista, è stata una delle prime donne italiane elette sindache nel 1946 e la prima deputata comunista delle Marche nel 1948.
Nata il 5 marzo 1898 a Massa Fermana, in provincia di Fermo, era figlia di Argia Germani, maestra elementare molto religiosa e Giuseppe Natali, sarto, socialista e sindaco del paese.
In questa doppia eredità – l’impegno civile del padre e la vocazione educativa della madre – si può leggere il suo intero percorso costituito da politica e pedagogia come strumenti di emancipazione.
Con l’avanzare del fascismo, suo padre subì ripercussioni e violenze dagli squadristi e venne incarcerato, anche Ada fu sorvegliata e schedata come sovversiva comunista pericolosa.
Dopo il diploma magistrale insegnava nelle scuole elementari e si era iscritta alla facoltà di Giurisprudenza di Macerata, scelta ardita per una donna dell’epoca che era, per di più, sotto la stretta attenzione del regime per il suo impegno politico. I continui trasferimenti punitivi – da Montemonaco a Roccafluvione, fino ad Appezzana di Loro Piceno, località isolata e priva di infrastrutture – non la fermarono e riuscì a laurearsi discutendo una tesi su Il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare.
Nella convinzione che l’accesso al sapere sia la prima forma di liberazione, insegnava anche a persone adulte che non avevano avuto modo di istruirsi.
Ha partecipato alla Resistenza marchigiana agli scontri di Pian di Pieca e San Ginesio e offerto rifugio a soldati inglesi, prigionieri in fuga e disertori. Per il suo contributo ebbe riconoscimenti dal governo alleato.
Nel marzo 1946, alle prime elezioni amministrative del dopoguerra, venne eletta sindaca di Massa Fermana nelle liste del Partito Comunista Italiano.
Ada Natali ha amministrato con attenzione ai bisogni concreti, in un contesto ancora intriso di patriarcato, costretta a misurarsi con diffidenze, paternalismi e ostilità politiche.
Ha creato colonie per bambine e bambini indigenti e sostenuto le lotte delle operaie delle fabbriche di cappelli di Montappone, le cosiddette “paglierine”. Quando le lavoratrici organizzarono un’assemblea permanente al freddo, per riscaldarle, aveva disposto che venisse raccolta legna dalla Selva dei Francescani. Per questo gesto viene denunciata e processata, poi assolta con formula piena.
Nel 1948 venne eletta alla Camera dei deputati, unica candidata comunista nelle Marche.
Durante il suo mandato parlamentare venne assegnata alla Commissione istruzione e belle arti, alla Commissione affari interni e alla Commissione giustizia.
Ha partecipato a una delle prime delegazioni parlamentari in Russia per stabilire i rapporti istituzionali con il Partito Comunista sovietico.
Nel 1953 venne inviata in Sicilia da Palmiro Togliatti per sostenere la campagna elettorale.
La sua attività parlamentare si è intrecciata sempre con l’attenzione per il lavoro femminile, l’istruzione e la giustizia sociale.
Un altro episodio significativo riguarda la tutela del patrimonio artistico locale. Per reperire fondi per salvare una preziosa Natività di Vincenzo Pagani dalla trascuratezza istituzionale, aveva deciso di vendere beni comunali di scarso valore. Di nuovo denunciata dall’opposizione e processata, venne di nuovo assolta.
Dopo il ritiro dalla vita parlamentare, ha continuato a coltivare relazioni con il movimento di emancipazione femminile e con dirigenti del PCI come Nilde Iotti, Pietro Ingrao e Giorgio Amendola.
Ostinata e idealista, è riuscita a tenere insieme fede religiosa, militanza comunista, pratica istituzionale e radicamento comunitario.
Si è spenta il 27 aprile 1990 a Massa Fermana, il paese dove era nata che le ha intitolato una strada e un museo.
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