Aleksandra Marinina
Per scoprire l’assassino ci metti l’anima, il talento, vivi di questo, non dormi la notte, rischi la vita, perdi l’appetito, ti sembra di volare per ogni mossa fortunata e cadi nella disperazione per ogni errore. Perciò ogni caso di cui ti occupi per te è come un figlio, che culli con amore, cresci con lui e soffri con lui.
Aleksandra Marinina, è la pluripremiata autrice di romanzi polizieschi che affascinano per la loro finezza psicologica e gli importanti approfondimenti sulla società contemporanea russa.
Il suo vero nome è Marina Anatol’evna Alekseeva ed è nata il 16 giugno 1957 a Leopoli, in Ucraina, da una famiglia di avvocati. Ha trascorso l’infanzia a Leningrado fino al 1971, quando si è trasferita a Mosca, città che non ha più lasciato e che è diventata lo scenario vivo e spietato di quasi tutti i suoi romanzi.
Nel 1979 si è laureata in giurisprudenza all’Università Statale di Mosca e ha iniziato a lavorare per il Ministero degli Interni russo. Per quasi vent’anni ha studiato la personalità di persone criminali con anomalie mentali e che avevano alle spalle una lunga scia di violenza, accumulando una competenza che le ha fruttato un dottorato in criminologia nel 1986 e alimentato le trame dei suoi romanzi.
Ha raggiunto il grado di tenente colonnello della militia, la polizia sovietica, prima di congedarsi nel febbraio 1998 per dedicarsi interamente alla scrittura. Quegli anni al Ministero che sono stati un’immersione nella più oscura geografia dell’animo umano, sono diventati il fondamento di una narrativa realistica e complessa.
Ha cominciato a scrivere nel 1991, in collaborazione con il collega Aleksandr Gorkin, pubblicando un racconto poliziesco sulla rivista Milicja. Nel dicembre 1992 ha completato il suo primo romanzo, Concorso di circostanze (Стечение обстоятельств), uscito l’anno successivo sulla stessa rivista.
Da quel momento non si è più fermata: ha pubblicato oltre cinquanta romanzi, diffusi in più di diciassette milioni di copie e tradotti in oltre venti lingue, affermandosi come una delle autrici di gialli più lette in Russia e tra le più tradotte nel mondo. In Italia è arrivata con il titolo Il padrone della città, primo romanzo della serie a essere pubblicato nel nostro paese, seguito da L’amica di famiglia e da Morte in cambio, accolti con un successo che ha superato le trecentocinquantamila copie per il solo esordio italiano.
Al centro della sua opera c’è Anastasija Pavlovna Kamenskaja, detta Nastja, ispettrice della polizia di Mosca, trentenne dall’aspetto trascurato e dalla mente affilata come un bisturi. Non è l’eroina invincibile del poliziesco classico e nemmeno la detective algida che risolve enigmi con fredda eleganza intellettuale. È una donna vera, capace di buttarsi anima e corpo in un’indagine e di cedere al peso delle sue fragilità nella vita privata. Più che al colpo di scena, l’attenzione si riversa sulla psicologia e il lento scavo nella realtà sociale. Non indugia sulla violenza spettacolare o sull’estetica mafiosa, ma predilige la finezza, il rigore analitico e la fedeltà ai meccanismi del lavoro investigativo.
I suoi romanzi offrono una cartografia morale e sociologica della Russia post-sovietica. Le sue trame mettono a nudo le radici del malessere collettivo, le ferite di una società in transizione, la nostalgia di un ordine perduto che convive con le nuove e brutali gerarchie del crimine organizzato. Attraversa il genere poliziesco per toccare qualcosa di più profondo, ciò che la studiosa Elena Baraban ha descritto come la rivisitazione post-sovietica della storia, filtrata attraverso sentimento e memoria.
Nel 1995 il Ministero degli Interni russo le ha assegnato un riconoscimento per la migliore rappresentazione del lavoro della polizia russa in letteratura. Nel 1998 la Fiera Internazionale del libro di Mosca l’ha eletta scrittrice dell’anno e la rivista Ogonëk le ha tributato il premio Successo dell’anno.
Dai primi otto romanzi della saga è stata tratta la serie televisiva Kamenskaya, trasmessa dalla televisione nazionale russa ed esportata in Lettonia, Lituania, Ucraina, Polonia, Germania e Francia.
La sete di vendetta prosciuga l’anima, la brucia e la consuma, e attraverso lo spesso strato di cenere non riuscirà mai più a germogliare nulla.
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