Angela Bottari
La politica che ha aperto la strada alla legge contro la violenza sessuale
Angela Bottari è stata la deputata del Partito Comunista Italiano a cui si deve uno dei passaggi più importanti nella storia del diritto contemporaneo italiano.
Nel 1977 ha presentato alla Camera la prima proposta di legge contro la violenza sessuale che configurava il reato contro la persona e non più contro la morale pubblica e il buon costume, anticipando di quasi vent’anni la riforma arrivata solo nel 1996.
Le sue battaglie politiche hanno contribuito in modo decisivo all’abrogazione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore, alla prevenzione della violenza di genere, alla tutela di diritti delle persone transgender e alla lotta contro le mafie. È stata molto attiva anche nella mobilitazione contro l’installazione della base missilistica di Comiso.
Angela Maria Bottari nacque a Messina il 16 marzo 1945.
Il suo percorso politico iniziò nel 1968 all’università, in un contesto storico e culturale che metteva in discussione i modelli tradizionali di società e di famiglia.
La sua vicenda personale si è intrecciata con quelle trasformazioni. Era già madre e il suo matrimonio era appena terminato, condizione che all’epoca esponeva molte donne al giudizio di una società fortemente conservatrice. Il movimento del Sessantotto ha rappresentato per lei una svolta decisiva, segnando l’inizio di un percorso di autonomia e consapevolezza che avrebbe accompagnato tutta la sua vita politica.
Iscritta al Partito Comunista Italiano dal 1971, divenne presto responsabile femminile provinciale, contribuendo alla nascita della Commissione femminile.
La prima esperienza istituzionale arrivò nel 1975, quando venne eletta consigliera comunale a Messina.
Nel 1976 era entrata alla Camera dei deputati, eletta nelle liste del PCI. È rimasta in Parlamento per tre legislature consecutive, fino al 1987, portando una sensibilità politica diversa, più attenta ai diritti civili e alla condizione femminile, contribuendo a modificare gradualmente l’agenda politica e il linguaggio della rappresentanza.
Durante la sua attività parlamentare ha presentato 122 progetti di legge, lavorando soprattutto nella Commissione Giustizia sui nodi più delicati del diritto penale e delle politiche sui diritti civili.
Angela Bottari è stata la prima relatrice della legge 442 del 1981, che ha portato all’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore, percorso legislativo lungo e complesso, iniziato nel 1978, che ha portato a una riforma storica e alla fine di due istituti che avevano profondamente segnato la vita delle donne italiane.
La sua battaglia più difficile rimane quella contro la violenza sessuale.
Nel dicembre 1977 è stata relatrice della prima proposta di legge che introduceva un cambiamento di prospettiva radicale: riconoscere la libertà sessuale come diritto fondamentale della persona.
La proposta non venne discussa immediatamente e fu ripresentata nel 1979 e nel 1983. Durante la discussione in Aula, nel 1984, venne approvato un emendamento che riportava la violenza sessuale tra i reati contro la moralità pubblica, svuotando completamente il senso della riforma.
Di fronte a quella scelta che contestava su tutta la linea, prima dell’avvio della votazione finale, annunciò le proprie dimissioni da relatrice. Un gesto politico molto forte, che suscitò anche critiche all’interno del suo stesso partito che la accusavano di non aver rispettato il suo ruolo istituzionale.
Lei, però, non tornò sui propri passi: riteneva che una legge approvata in quella forma avrebbe tradito le rivendicazioni del movimento femminista e mantenuto intatta la visione patriarcale del reato.
Nei giorni successivi una grande manifestazione femminista a Roma dimostrò che quella posizione era condivisa da moltissime donne.
La riforma sulla violenza sessuale è arrivata solo nel 1996, quando lo stupro è stato finalmente riconosciuto come reato contro la persona. Un risultato che affondava le radici proprio nel suo lavoro avviato quasi vent’anni prima.
Angela Bottari è stata anche una delle poche parlamentari dell’epoca a sostenere apertamente i diritti delle persone LGBT+.
Ha contribuito all’approvazione della legge 164 del 1982 sulla rettificazione di attribuzione di sesso, la prima normativa italiana a riconoscere diritti fondamentali alle persone transgender.
Ha portato in Parlamento anche la tragica vicenda dei cosiddetti ziti di Giarre, due giovani omosessuali uccisi in Sicilia nel 1980.
È stata la prima parlamentare a far conoscere la storia di amore e di morte di Giorgio e Toni, sviluppando una riflessione sulla cultura patriarcale che alimentava misoginia, omotransfobia e violenza di genere.
Nel 1986, insieme ad altre due colleghe, ha presentato il primo disegno di legge sulle unioni civili.
Il suo modo di fare politica si basava sulla collaborazione tra donne e ha collaborato anche con deputate di altri partiti, convinta che sui diritti civili fosse necessario costruire alleanze trasversali.
Ripensando a quegli anni era solita dire:
«Noi il noi lo abbiamo praticato, non predicato».
Nel 1987, dopo tre legislature, aveva deciso a sorpresa di non ricandidarsi alla Camera.
La sua attività politica è comunque proseguita a livello locale, è stata segretaria della Federazione messinese del PCI e nel 1996 venne eletta segretaria regionale siciliana del Partito Democratico della Sinistra.
Tra il 2005 e il 2007 ha ricoperto l’incarico di assessora alla riqualificazione urbana e alle politiche abitative nel Comune di Messina.
Si è spenta nella sua città il 14 novembre 2023, all’età di 78 anni.
A un anno dalla sua scomparsa è stato pubblicato il libro Angela Bottari. Storia di una donna libera, a cura di Pietro Folena e Francesco Lepore.
Il volume raccoglie interviste, discorsi e interventi parlamentari che restituiscono il ritratto di una importante protagonista della storia italiana della seconda metà del Novecento.
Angela Bottari resta una delle figure più importanti nella storia dei diritti civili in Italia.
Politica trasgressiva, preparata e libera, come l’ha più volte definita Livia Turco, è stata capace di non separare mai l’impegno istituzionale dalle battaglie culturali e sociali.
Molte conquiste che oggi sembrano acquisite — dalla riforma della violenza sessuale ai diritti delle persone LGBT+ — sono state possibili anche grazie al suo ostinato impegno.
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