Catherine Bauer
Architetta che cambiato il modo di concepire l’edilizia pubblica negli Stati Uniti
“Cosa ci aspettiamo da una casa? È una macchina per abitare, è un simbolo di distinzione sociale, la prova del nostro gusto per gli stili storici, o l’unica poesia compiuta della nostra vita?” — Modern Housing, 1934
Catherine Bauer è l’architetta che ha cambiato il modo di concepire l’edilizia pubblica negli Stati Uniti.
Ha invitato a ripensare la società moderna con azioni concrete come progetti urbanistici, leggi, libri e battaglie politiche.
Nata l’11 maggio 1905 a Elizabeth, nel New Jersey, da un ingegnere stradale che è stato tra i pionieri delle superstrade americane e promotore degli svincoli a quadrifoglio e una suffragista che aveva incoraggiato le figlie a studiare e a costruire la propria indipendenza.
Laureata al Vassar College in storia dell’arte e letteratura, aveva fatto un incursione alla facoltà di architettura della Cornell University, dove aveva trovato il programma troppo rigido e accademico, definendolo una “combinazione di archeologia e acquerello di fantasia”.
Trasferitasi a Parigi, era entrata in contatto con figure centrali della cultura europea. Ispirata dalle idee di Le Corbusier che le aveva fatto comprendere che l’architettura moderna può diventare uno strumento di giustizia sociale e migliorare concretamente la vita delle persone, aveva iniziato a scrivere articoli sugli alloggi operai nelle periferie parigine, sviluppando una visione dell’urbanistica profondamente legata ai diritti sociali.
Nel 1927 era andata a vivere a New York, nel Greenwich, con una prospettiva completamente cambiata. Lavorando per diverse case editrici, aveva stretto un rapporto fondamentale con Lewis Mumford, che divenne il suo mentore intellettuale. Era stato lui a introdurla alle esperienze europee di edilizia sociale guidate da architetti come Walter Gropius, Ernst May e André Lurçat, protagonisti della costruzione di quartieri moderni per la classe lavoratrice in Germania e Austria.
Con la Grande Depressione, le sue idee divennero ancora più urgenti. Si era affermata come una delle voci più autorevoli del movimento per l’edilizia popolare, sostenendo che il governo avesse il dovere di garantire abitazioni dignitose alla cittadinanza. Nominata direttrice esecutiva della Labor Housing Conference di Filadelfia, nel 1934 ha pubblicato il libro che l’ha consegnata alla storia, Modern Housing.
L’opera è un vero manifesto politico e sociale in cui sostiene che gli Stati Uniti dovevano ispirarsi ai modelli europei per affrontare la crisi abitativa e che la casa doveva essere considerata un bene pubblico, non un semplice oggetto di speculazione economica. Il libro ebbe grande influenza durante gli anni del New Deal, attirando l’attenzione di politici, urbanisti e pubbliche amministrazioni.
Dopo aver studiato l’edilizia popolare in Europa e in Unione Sovietica, ha contribuito in maniera decisivo alla stesura dello Housing Act del 1937, legge che ha introdotto negli Stati Uniti il principio secondo cui garantire un’abitazione dignitosa alle famiglie indigenti fosse una responsabilità pubblica.
È stata direttrice dell’informazione e della ricerca della United States Housing Authority e lavorato, per decenni, come consulente per enti locali e nazionali, collaborando con cinque presidenti sulle politiche abitative.
Nel 1940 era visiting lecturer presso la University of California, Berkeley, quando conobbe l’architetto William Wurster, sposato nello stesso anno.
Per anni è stata l’unica donna presente nei convegni di urbanistica e architettura, portando avanti con fermezza il riconoscimento professionale del suo nome pretendendo di essere chiamata Catherine Bauer, non “signora Wurster”.
Ha insegnato per ventiquattro anni tra Berkeley e Harvard, è stata la prima donna a entrare nel Dipartimento di City Planning di Berkeley dove ha contribuito a riformare il curriculum universitario ed è stata tra le fondatrici del gruppo progressista di ricerca architettonica Telesis. Nel 1959 ha avuto un ruolo decisivo nella nascita del College of Environmental Design, primo dipartimento al mondo capace di unire architettura, urbanistica e paesaggistica.
Il 21 novembre 1964, era uscita da sola per un’escursione sul Monte Tamalpais, nella contea di Marin, e non ha più fatto ritorno. Il suo corpo venne ritrovato sul fianco della montagna, era morta a causa di una caduta. Aveva 59 anni.
Fino agli ultimi giorni ha continuato a difendere i suoi ideali. Poco prima della morte aveva denunciato ancora una volta il fatto che milioni di persone povere non avessero accesso a uno standard abitativo minimo e criticato gli architetti moderni per aver abbandonato la dimensione sociale dell’urbanistica.
L’edificio principale del College of Environmental Design di Berkeley porta il suo nome e le è stato dedicato il Catherine Bauer Wurster Award for Social Practice per chi utilizza l’architettura come strumento di giustizia sociale.
Catherine Bauer non ha mai smesso di credere che una casa ben progettata potesse cambiare la vita delle persone. E che cambiare una vita alla volta, potesse trasformare il mondo intero.
Un’idea che attraversa ogni pagina di Modern Housing e che oggi, nel pieno della crisi abitativa globale, conserva ancora la stessa forza e urgenza di allora.
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