Dorothy Crowfoot Hodgkin
«Per il 90% del tempo ho a che fare con fallimenti e occasionalmente con un successo.»
Dorothy Crowfoot Hodgkin, è stata la biochimica britannica che, nel 1964 ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica per i suoi contributi rivoluzionari alla comprensione della struttura e del funzionamento delle molecole biologiche.
Pioniera della cristallografia a raggi X, ha svelato la struttura tridimensionale della penicillina, dell’insulina e della vitamina B12.
Le sue scoperte hanno cambiato il modo di comprendere le molecole biologiche e aperto nuove strade alla medicina moderna, agli antibiotici e alla cura del diabete. In un campo scientifico inesplorato, si è trovata costantemente a fronteggiare discriminazioni, pregiudizi e ostacoli in un mondo dominato dagli uomini.
È stata tra le prime persone a utilizzare i computer nell’analisi dei dati sperimentali, aprendo la strada a un metodo oggi fondamentale per la biochimica.
Il suo talento si è scontrato spesso con il sessismo accademico, che la escludeva da convegni e discussioni scientifiche riservate agli uomini.
Nata il 12 maggio 1910 al Cairo, in Egitto, Dorothy Mary Crowfoot crebbe tra archeologia, libri e viaggi. Sua madre, Grace Mary Hood, era botanica e studiosa di tessuti antichi e il padre, John Winter Crowfoot, archeologo e funzionario britannico in Sudan e Palestina.
L’infanzia trascorsa tra il Regno Unito e diversi paesi dell’Africa, aveva segnato profondamente la sua sensibilità culturale e politica. Fin da bambina aveva mostrato un interesse fuori dal comune per la chimica e per i minerali ed era riuscita a ottenere il permesso di frequentare corsi di chimica a cui avevano accesso solo i maschi. La passione per la scienza si era rafforzata quando la madre le aveva regalato un libro di William Henry Bragg sulla cristallografia a raggi X, tecnica allora agli inizi ma destinata a diventare il centro della sua vita.
Nel 1932 è diventata una delle prime donne a laurearsi con lode al Somerville College di Oxford. Poco dopo si era trasferita a Cambridge per lavorare con il celebre scienziato John Desmond Bernal, comprendendo immediatamente le enormi potenzialità della cristallografia applicata alle molecole biologiche. Attraverso la diffrazione dei raggi X era riuscita a ricostruire la struttura tridimensionale delle sostanze organiche, una scoperta destinata a rivoluzionare chimica, biologia e medicina.
Nel 1934, insieme a Bernal, aveva ottenuto immagini cristallografiche della pepsina, dimostrando che anche le proteine potevano essere analizzate con questa tecnica innovativa.
Quello stesso anno le venne diagnosticata una grave artrite reumatoide che le deformava progressivamente mani e piedi, provocandole dolori continui e limitazioni fisiche sempre più pesanti. Nonostante questo, non ha mai smesso di lavorare e continuato a insegnare, fare ricerca, scrivere e viaggiare, affrontando ogni difficoltà con una determinazione straordinaria.
Nel 1937 aveva sposato lo storico Thomas Hodgkin ma continuava a firmare i suoi lavori scientifici con il cognome Crowfoot, difendendo la propria identità professionale in un’epoca in cui alle donne veniva spesso chiesto di restare nell’ombra.
Realizzando alcune delle più importanti scoperte della chimica moderna, nel 1937 ha determinato la struttura del colesterolo e, durante la Seconda guerra mondiale, affrontato la complessa struttura della penicillina. Mentre molti ricercatori cercavano soluzioni attraverso approcci esclusivamente chimici, lei aveva scelto la fisica e la cristallografia a raggi X e, nel 1945, ne ha finalmente mostrato la disposizione, permettendo lo sviluppo di nuovi antibiotici fondamentali per combattere le malattie infettive.
Ancora più complesso è stato lo studio della vitamina B12, una molecola gigantesca per gli strumenti dell’epoca alla quale ha lavorato per anni servendosi anche dei primi calcolatori elettronici per riuscire a determinarne la struttura. La scoperta venne considerata un trionfo scientifico mondiale che nel 1964 le fece ottenere il Premio Nobel per la Chimica. Prima britannica a ricevere il prestigioso premio in una disciplina scientifica, la stampa scriveva di lei “Casalinga di Oxford vince il Nobel”, riducendo la sua immensa carriera scientifica a uno stereotipo.
La ricerca che ha maggiormente rappresentato la sua ostinazione è stata quella sull’insulina di cui, dopo trentacinque anni, nel 1969, è riuscita a determinare la struttura tridimensionale consentendo la comprensione del diabete e aprendo nuove prospettive terapeutiche per milioni di persone.
Nel corso della sua carriera ha fatto parte della Royal Society e dell’American Academy of Arts and Sciences. Nel 1965 ha ricevuto dalla regina Elisabetta II l’Order of Merit, la più alta onorificenza britannica.
Femminista, pacifista e sostenitrice del diritto allo studio, si è impegnata per tutta la vita contro le discriminazioni di genere nel mondo accademico e incoraggiato le giovani a intraprendere carriere scientifiche. Negli anni della Guerra fredda si è battuta per il disarmo nucleare e per la cooperazione internazionale tra gli scienziati. Dal 1976 al 1988 ha presieduto le Pugwash Conferences on Science and World Affairs, organizzazione internazionale nata per contrastare la proliferazione delle armi atomiche. Per il suo impegno pacifista ha ricevuto, nel 1987, il Premio Lenin per la Pace.
Gentile, rigorosa e profondamente umana, veniva chiamata “la donna più intelligente d’Inghilterra”, ma lei continuava a minimizzare i propri successi, attribuendoli alla fortuna e alla collaborazione con altri ricercatori. Anche quando la malattia l’aveva costretta sulla sedia a rotelle, ha continuato a partecipare a conferenze e incontri internazionali, sostenendo il valore della conoscenza, della pace e della giustizia sociale.
Si è spenta il 29 luglio 1994 a Shipston-on-Stour, in Inghilterra, lasciando un’eredità scientifica e umana immensa. Le sue scoperte hanno cambiato per sempre la biochimica e la medicina moderna e il suo esempio ha ispirato molte generazioni di scienziate.
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