Elsa Barraine
Compositrice antinazista
Elsa Barraine, compositrice e intellettuale impegnata in prima linea contro fascismo e nazismo, ha partecipato alla Resistenza francese.
Nonostante sia ancora oggi poco presente nei programmi accademici e concertistici, la sua produzione rappresenta un contributo fondamentale al patrimonio musicale del Novecento.
Ci ha lasciato oltre 120 partiture tra musica sinfonica, da camera, opere liriche, musica corale, didattica e per il cinema.
Nacque a Parigi il 13 febbraio 1910 in una famiglia profondamente immersa nella musica. La madre era pianista e cantante nel coro della Société des Concerts du Conservatoire e il padre violoncellista solista all’Opéra di Parigi. Anche la sorella maggiore Agnès è stata musicista e compositrice.
A soli nove anni venne ammessa al Conservatorio di Parigi, nella classe di Paul Dukas, figura decisiva nella sua formazione che, oltre alla tecnica, le aveva insegnato autenticità, rigore e responsabilità morale e civile.
Nel 1925, a 15 anni, ha vinto il Primo Premio in Armonia, due anni dopo il Primo Premio in Contrappunto e Fuga, seguito, nel 1929, dal prestigioso Prix de Rome per la composizione musicale con la cantata La vierge guerrière risultato straordinario che l’aveva consacrata tra le compositrici più promettenti della sua generazione.
Dal 1929 al 1933 aveva soggiornato a Villa Medici, a Roma, in pieno regime fascista, dove ebbe modo di arricchire il suo bagaglio culturale ma anche di essere testimone delle conseguenze nefaste della politica di Mussolini.
In questo periodo sono nate opere importanti come Prima Sinfonia, Tre schizzi sinfonici ispirati a Rabindranath Tagore e Il Re gobbo, opera buffa rappresentata all’Opéra-Comique nel 1932
L’ascesa del nazismo e l’osservazione dei totalitarismi la segnarono profondamente. Nel 1933 ha composto Pogroms, potente partitura sinfonica che prefigurava le persecuzioni future.
Da quel momento, la sua musica è diventata inseparabile dall’impegno politico e sociale.
Nel 1938 ha aderito al Partito Comunista Francese, convinta che l’arte dovesse essere accessibile a tutti e portatrice di giustizia sociale.
Esclusa da tutte le sue funzioni a causa delle leggi razziali, nel 1941 era entrata nella Resistenza e partecipato alla fondazione del Front National des Musiciens.
Scriveva per la rivista clandestina Les Musiciens d’Aujourd’hui denunciando l’uso della musica nella propaganda nazista. Arrestata più volte, nel 1944 venne costretta a nascondersi sotto lo pseudonimo Catherine Bonnard, con cui ha firmato l’opera Avis su poesia di Paul Éluard.
Dopo la Liberazione, è diventata editorialista musicale per l’Humanité, direttrice musicale dell’etichetta Le Chant du Monde, impegnandosi nella diffusione della cultura musicale.
Nel 1953 è diventata docente al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi, dove ha insegnato analisi e lettura a prima vista per quasi vent’anni.
Tra il 1972 e il 1975 è stata ispettrice dei teatri lirici nazionali presso il Ministero della Cultura.
Negli anni ’80 ha viaggiato in Russia e in Cina, tradotto importanti testi musicologici e continuato a interrogarsi sul rapporto tra musica, cultura popolare e spiritualità.
Si è spenta il 20 marzo 1999 a Strasburgo, all’età di 89 anni.
Nonostante il valore storico, artistico e umano della sua opera, la sua musica è ancora oggi raramente eseguita.
Col suo coraggioso esempio ha dimostrato che la musica può essere un’arma di resistenza e un atto di profonda responsabilità verso l’umanità.
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