Emma Strada
La prima ingegnera d'Italia
Emma Strada è stata la prima donna italiana a laurearsi in ingegneria.
Un traguardo talmente straordinario per l’epoca che si discusse persino se coniare un nuovo titolo per lei.
Pioniera nel campo, con coraggio e intraprendenza, ha contribuito a rompere le barriere di genere nell’ingegneria civile e nelle materie STEM, aprendo la via a tante professioniste in un mondo storicamente dominato dagli uomini.
Nella sua carriera ha progettato e supervisionato la costruzione di opere importanti: ferrovie, gallerie, acquedotti.
Per promuovere e tutelare il lavoro delle donne nel settore tecnico-scientifico e creare una rete di solidarietà e scambio culturale a livello nazionale e internazionale, nel 1957, ha fondato l’AIDIA (Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto).
Nata a Torino il 18 novembre 1884, suo padre Ernesto, ingegnere civile, l’aveva incoraggiata a seguire la sua stessa carriera, in un’epoca in cui l’istruzione universitaria per le donne era proibita o scoraggiata.
Dopo il diploma al Liceo Massimo d’Azeglio di Torino, per accedere alla facoltà di ingegneria, aveva superato il biennio propedeutico di Scienze matematiche e fisiche all’Università di Torino.
Con la matricola numero 36, appena ventunenne, era quindi passata al corso di Ingegneria Civile presso la Scuola d’Applicazione, che nel 1906 divenne il Politecnico di Torino.
Laureata a pieni voti, il 5 settembre 1908, risultò essere la terza del suo corso, composto esclusivamente da uomini.
Si racconta che la commissione di laurea impiegò un’ora per nominarla, incerta se conferirle il titolo di ingegnere o ingegneressa.
La notizia tanto straordinaria della sua laurea ebbe risonanza anche sulla stampa dell’epoca.
Diventata ingegnera, aveva iniziato lavorare nello studio tecnico del padre e, con competenza e dedizione, operato in svariati ambiti dell’ingegneria civile, strutturale e infrastrutturale.
Il suo primo incarico fu un’opera di bonifica durata due anni i cui lavori aveva seguito personalmente, per la realizzazione di una “galleria di ribasso” in Valle d’Aosta, funzionale a drenare l’acqua da una miniera di pirite cuprifera a Ollomont.
In abito lungo e cappellino, dirigeva i lavori nei cantieri dell’Italia d’inizio Novecento, anni in cui si stava avviando un processo di industrializzazione e modernizzazione che aveva trovato un epicentro proprio nella sua città, Torino.
È stata anche assistente straordinaria di Igiene Industriale al Politecnico fino alla morte del padre nel 1915, quando aveva scelto di lavorare a tempo pieno nello studio di famiglia che era stato ereditato da suo fratello Eugenio. Nonostante la sua famiglia fosse di larghe vedute era pur sempre una donna e il comando era passato a un uomo. Senza poter firmare i suoi progetti si è occupata di edifici residenziali in Liguria e a Torino, dell’ampliamento del municipio di Varazze, di un asilo infantile, di tratti ferroviari e tramviari, del ramo calabro dell’acquedotto pugliese e di una galleria per l’auto-moto-funicolare di Catanzaro.
Nel 1925 si è occupata delle operazioni di scavo di una miniera d’oro a Macugnaga, ai piedi della parete est del Monte Rosa.
Prima della Seconda guerra le venne chiesto di elaborare e mettere a punto un processo di fabbricazione del gas petrolio liquido a partire da materiali di scarto delle raffinerie del petrolio (gas di butano e di propano, che oggi non verrebbero considerati esattamente “scarti”). Il processo venne sperimentato a Marghera, ma per mancanza di fondi il progetto passò di mano.
Fino al 1919 alle donne veniva impedito di registrarsi presso gli ordini professionali, ma sono trascorsi altri trent’anni prima che Emma Strada prendesse consapevolezza e si iscrivesse all’albo. Da quel momento è iniziato il suo impegno sociale per il riconoscimento del lavoro professionale femminile.
Nel 1957 ha co-fondato ed è stata la prima presidente dell’Associazione italiana donne ingegnere e architetto, ancora attiva, nata proprio per valorizzare il ruolo delle donne nella scienza e nella tecnica, per fare da ponte e collante fra professioniste, promuovere scambi d’idee e di risorse e coltivare rapporti con associazioni estere analoghe.
Il suo attivismo nella divulgazione e organizzazione di eventi, convegni e incontri per diffondere l’importanza e il riconoscimento delle professionalità delle donne, è durato fino alla sua morte, avvenuta a Torino il 26 settembre 1970.
Alla prima ingegnera italiana, alla sua lungimiranza e tenacia, il Politecnico di Torino ha dedicato la Sala del Consiglio di Facoltà e la città di Roma le ha intitolato una strada.
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