Ersilia Bronzini
Alla classe degli umili, voi lo sapete, io sono legata.
Ersilia Bronzini, protagonista del movimento di emancipazione italiano a cui ha fortemente contribuito con idee e pratiche, viene ricordata per aver animato il femminismo milanese vicino al Partito Socialista Italiano e aver fondato l’Unione Femminile Nazionale e l’Asilo Mariuccia.
Nata a Milano il 22 giugno 1859, era figlia di un piccolo commerciante rimasto vedovo quando lei era ancora bambina. Il fallimento dell’azienda paterna le fece interrompere gli studi, mentre i fratelli maggiori poterono laurearsi, l’uno in ingegneria e l’altro in giurisprudenza. Formatasi da autodidatta, aveva approfondito le materie umanistiche, le lingue straniere e, più tardi, accanto al marito, maturato una solida competenza giuridica.
Nel 1883 sposò il giovane avvocato socialista Luigi Majno, consigliere comunale a Milano e poi deputato dal 1900 al 1904. Dal matrimonio nacquero Carlotta, Edoardo e Maria, detta Mariuccia.
In prima linea nell’impegno sociale, aveva cominciato nella Guardia Ostetrica, il servizio gratuito per le partorienti più povere attivo a Milano dal 1887, dove mostrò subito le sue doti organizzative moltiplicando le entrate sollecitando le amiche più danarose e predisponendo il riconoscimento formale dell’ente per renderlo idoneo ai finanziamenti pubblici.
Entrò poi nell’Associazione Generale di Mutuo Soccorso e di Istruzione delle Operaie, fondata da Laura Solera Mantegazza e, nel 1898, dopo la repressione militare dei moti contro il rincaro del pane, fondò con altre attiviste il Comitato Pro reclusi del maggio. L’anno seguente diede vita, insieme a dieci giovani donne della borghesia milanese laica e progressista, all’Unione Femminile — divenuta dal 1906 Unione Femminile Nazionale — con l’obiettivo dichiarato di cooperare all’elevazione morale e al miglioramento intellettuale, economico e giuridico della donna. Da quel momento le dedicò ogni energia, fondando anche la rivista Unione femminile per dare voce al movimento in Italia e all’estero.
Si impose come pubblicista e relatrice in congressi nazionali e internazionali, nel 1895 aveva presentato al Congresso sugli Infortuni del lavoro uno studio su orari, salari e condizioni delle operaie, ponendo le basi della legge del 1902 sul lavoro delle donne e dei fanciulli. Pur considerando il socialismo una lente utile per leggere la realtà, non ha mai voluto subordinare la causa femminile alla fede politica, convinta che l’emancipazione non potesse attendere la rivoluzione. Si era battuta con altrettanta determinazione per la riforma della giustizia minorile, chiedendo magistrati specializzati e istituti educativi separati da quelli per le persone adulte e, nel 1908, entrò nella Commissione reale per lo studio della delinquenza minorile.
Nel giugno 1901 sua figlia Mariuccia morì di difterite a soli tredici anni e, per ricordarla, l’anno seguente, aveva fondato l’Asilo Mariuccia, che ha diretto fino alla morte. Un istituto laico, gratuito, pensato non per fare l’elemosina ma per studiare le cause del disagio femminile e offrire alle ragazze a rischio di prostituzione strumenti di autonomia. Ha anche presieduto il Comitato milanese, poi nazionale, contro la tratta delle bianche.
Con lo scoppio della guerra, nel 1914, chiese all’Unione di affrontare con lucidità le difficoltà del momento, restando attiva nell’assistenza cittadina, ma guardò con crescente disagio alla deriva filantropica e poi nazionalista dell’associazione dopo Caporetto.
Nel 1920, davanti alla richiesta di adesione a un comitato che di fatto avrebbe significato fare crumiraggio durante gli scioperi, scelse di dimettersi da socia. Negli ultimi anni riallacciò i rapporti con le compagne di un tempo, partecipando nel 1930 alle celebrazioni per il trentennale dell’Unione.
Si spense a Milano il 17 febbraio 1933, l’associazione le tributò una commemorazione solenne con l’orazione funebre dell’amica Nina Rignano.
Nel 2015 il suo nome è stato iscritto nel Pantheon di Milano, e nel 2023, nel novantesimo anniversario della morte, le è stata dedicata la Passeggiata Ersilia Bronzini Majno in viale Luigi Majno.
Sono convinta che noi donne al posto dei nostri cari deputati avremmo ottenuto ben di più e lottato con maggior fede ed energia.
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