Gisella Floreanini
“Io sono diventata ‘ministro’ dell’Ossola quando ancora le donne non avevano diritto di voto… Una donna per la prima volta nella storia del nostro Paese, una donna che non fosse una regina, una principessa o una badessa, è diventata una dirigente di governo; quali sono state le ragioni che mossero questi uomini che hanno accettato la proposta, compiendo, a mio parere, un atto nuovo e unico nella storia d’Italia”.
Così si raccontava Gisella Floreanini, Medaglia d’Oro della Resistenza, evocando una vicenda personale e collettiva intrecciata con le lacerazioni e le speranze del Novecento.
Nominata nella Giunta di Governo della “zona libera” dell’Ossola tra il settembre e l’ottobre del 1944, è stata la prima donna italiana ad avere responsabilità di governo.
Nata a Milano il 3 aprile 1906, crebbe in un ambiente borghese ma attraversato da idee laiche e progressiste, segnata precocemente dalla perdita della madre. Educata dal padre Renato a un senso civico rigoroso e aperto, si era formata musicalmente al Conservatorio e avviata alla carriera di pianista e insegnante per sostenere la famiglia colpita dalla crisi del 1929.
Avvicinatasi agli ambienti antifascisti dopo il delitto Matteotti, aveva aderito a Giustizia e Libertà e poi al socialismo, coinvolta nella diffusione clandestina di stampa e nel sostegno ai perseguitati.
Nel 1937, l’amore per il compagno di militanza Vittorio Della Porta la spinse a lasciare il marito, una scelta difficile che le aveva portato l’attenzione della polizia e la schedatura nella lista delle persone sovversive. Scelse la clandestinità, affidando sua figlia Valeria al marito e, dopo la sua morte a dei parenti e poi a un convento.
Costretta a espatriare in Svizzera, è stata attiva nella Lega italiana per i diritti umani e responsabile della sezione del partito socialista italiano di Ginevra.
Nel 1939, a Lugano, si era risposata con Vittorio Della Porta e tre anni dopo si era iscritta al Partito Comunista d’Italia, entrando subito a far parte del gruppo dirigente.
Rientrata in Italia dopo l’8 settembre 1943, aveva continuato a impegnarsi nei collegamenti tra esuli e Resistenza e per la sua militanza venne incarcerata a Lugano. Tornata clandestinamente oltre confine, nell’autunno del 1944, venne chiamata a far parte della Giunta di governo della Repubblica partigiana nella Val d’Ossola liberata.
Nominata Commissaria all’Assistenza e ai rapporti con le organizzazioni di massa, è stata di fatto la prima donna nella storia italiana a ricoprire un incarico di governo, in un momento in cui alle donne non era ancora riconosciuto nemmeno il diritto di voto.
Assunta quella responsabilità in condizioni drammatiche – un territorio montano, pieno di sfollati, privo di risorse, minacciato dall’assedio nazifascista – ha ridefinito il concetto stesso di assistenza, trasformato da beneficenza a diritto sociale. Aveva organizzato una rete capillare di aiuti, coinvolgendo le comunità locali e in particolare le donne e stabilito rapporti con la Svizzera per garantire soccorsi e salvezza alle persone più vulnerabili, riuscendo anche a mettere in salvo centinaia di bambini e bambine oltre confine. In quei quaranta giorni, brevissimi e intensi, è stata sperimentata una forma nuova di democrazia, partecipata e inclusiva, destinata a lasciare un segno profondo.
Caduta la Repubblica dell’Ossola, è stata l’unica tra i membri della Giunta a scegliere di continuare lotta partigiana, attraversando a piedi le montagne verso la Valsesia in condizioni estreme, per proseguire l’attività accanto alle brigate garibaldine. Vari sono stati i suoi nomi di battaglia “Falciatrice”, “Edvige” e “Amelia Valli” con cui ha continuato, per anni, ad essere chiamata.
Assumendo la presidenza del CLN di Novara, è stata anche l’unica donna a guidare un comitato di liberazione provinciale, protagonista anche delle trattative per la resa nazifascista.
Nel dopoguerra, nominata alla Consulta nazionale, si è impegnata nella battaglia per il riconoscimento dei diritti politici delle donne.
Eletta alla Camera dei deputati per due legislature tra il 1948 e il 1958, ha firmato ventitré progetti di legge. È stata la prima firmataria di una legge per provvidenze a favore delle mondariso, ha promosso disegni di legge per la tutela della maternità e dell’infanzia, per la parità salariale, per la tutela della prole nata fuori del matrimonio, per l’incremento dell’edilizia popolare, per l’abolizione delle case chiuse, per l’eliminazione delle abitazioni malsane, contro lo sfruttamento della prostituzione, contro il licenziamento delle donne coniugate. Ha sottoscritto proposte relative a gestione delle acque, sviluppo del settore cotoniero, finanza locale, trattamento retributivo delle cooperative, parificazione degli assegni familiari tra settori occupazionali diversi, istituzione di un fondo per la montagna.
Esclusa dalle candidature nel 1958, ha sperimentato l’amarezza della marginalizzazione interna al partito.
Nel 1945 è stata co-fondatrice dell’Unione Donne Italiane che ha diretto per un decennio dal 1962.
Proseguendo l’attività a livello locale tra Novara, Domodossola e Milano, ha mantenuto un ruolo nelle organizzazioni femminili e nell’ANPI e osservato con spirito critico il mutare del tempo e il tramonto delle illusioni legate al modello sovietico, senza mai rinnegare le ragioni profonde della propria scelta. Il suo impegno è un punto di riferimento per l’impegno civile e per l’emancipazione femminile.
Il suo primato nella Repubblica dell’Ossola è rimasto un caso unico per decenni, per vedere una donna ministra nella Repubblica italiana si è dovuto dovuto attendere il 1976 con Tina Anselmi.
Si è spenta a Milano il 30 maggio 1993 ed è sepolta a Domodossola, nel luogo simbolo della stagione più intensa della sua vita, dove viene ricordata come una protagonista capace di unire passione e rigore, idealità e concretezza, una vita vissuta sempre “dalla parte della storia”.
“La Repubblica dell’Ossola è la sola che abbia immesso una donna nella Giunta provvisoria di governo… È l’Italia anche delle donne. È l’Italia del riconoscimento dei loro diritti politici, sociali, civili.”
https://www.unadonnalgiorno.it/gisella-floreanini/


