Hindou Oumarou Ibrahim
Dipendiamo tutti dalla natura e interagiamo con il nostro ambiente. Per questo non posso difendere i diritti umani senza proteggere anche l’ambiente.
Hindou Oumarou Ibrahim è attivista ambientale esperta di adattamento ai cambiamenti climatici, conoscenze ecologiche tradizionali e diritti dei popoli indigeni.
Co-presidente dell’International Indigenous Peoples Forum on Climate Change rappresenta le popolazioni native del Ciad in numerose sedi ONU, compresa la United Nations Convention to Combat Desertification.
Uno dei suoi contributi più innovativi è l’uso della cartografia partecipativa.
In collaborazione con l’UNESCO e l’Indigenous Peoples of Africa Coordinating Committee, ha sviluppato progetti di mappatura nel Sahel ciadiano, coinvolgendo direttamente le comunità locali. Un lavoro che mira a prevenire i conflitti per le risorse, gestire in maniera sostenibile acqua e pascoli, riconoscere i saperi tradizionali e includere le donne nei processi decisionali.
Nel progetto pilota di Baïbokoum, oltre 500 pastori indigeni hanno collaborato alla mappatura del territorio. Le raccomandazioni emerse sono state adottate dal governo nazionale, dimostrando l’efficacia del modello.
Nata il 19 agosto 1984, appartiene alla comunità nomade Mbororo, popolazione pastorale che vive da secoli nella regione del Lago Ciad. Fin dall’infanzia ha potuto osservare gli effetti devastanti del cambiamento climatico sul territorio: desertificazione, scarsità d’acqua, perdita dei pascoli e conflitti per l’accesso alle risorse.
Questa esperienza diretta ha determinato il suo impegno ed è diventata mediatrice tra comunità locali, governi e istituzioni internazionali.
Il lago Ciad, risorsa vitale per oltre 30 milioni di persone tra Ciad, Camerun, Niger e Nigeria, oggi ha solo il 10% della sua estensione originaria.
Le popolazioni indigene sono tra le prime vittime del cambiamento climatico, pur essendo le meno responsabili delle emissioni globali. Questo squilibrio genera migrazioni forzate, insicurezza alimentare e instabilità sociale, soprattutto nelle regioni già vulnerabili.
Nel 1999 ha fondato l’Associazione delle donne e dei popoli indigeni Peul del Ciad (AFPAT), organizzazione comunitaria ufficialmente riconosciuta nel 2005 che lavora per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), istruzione e accesso ai diritti, tutela della biodiversità e empowerment delle donne indigene.
AFPAT ha permesso a molte donne Mbororo di diventare leader comunitarie e di partecipare a negoziati internazionali su clima, sviluppo sostenibile e protezione ambientale.
Nel 2016 è stata scelta come relatrice della società civile alla firma dello storico Accordo di Parigi, sottolineando come il cambiamento climatico amplifichi povertà e disuguaglianze.
Ha inoltre partecipato alle COP21, COP22 e COP23, promuovendo l’inclusione delle conoscenze indigene nelle politiche climatiche globali.
L’impatto del suo lavoro è stato riconosciuto a livello internazionale, è stata premiata col National Geographic Explorer, inclusa tra le BBC 100 Women del 2017, ha vinto il Pritzker Emerging Environmental Genius Award e ha ricevuto diversi altri prestigiosi riconoscimenti.
Ha dimostrato che le soluzioni alla crisi climatica esistono già, e spesso nascono dalle comunità indigene. La sua visione integra: saperi tradizionali, innovazione tecnologica, leadership femminile e giustizia ambientale
In un contesto globale segnato da crisi ecologiche e sociali, la sua storia è un esempio concreto di come partecipazione e dialogo possano costruire un futuro più sostenibile.
https://www.unadonnalgiorno.it/hindou-oumarou-ibrahim/


