Jean Binta Breeze
La rivoluzionaria della dub poetry
Voglio che le parole, la musica, si muovano oltre il linguaggio, nel suono.
Jean Binta Breeze, poeta, performer, drammaturga e attivista culturale, è stata la prima donna a scrivere e interpretare dub poetry.
Trasformando profondamente il rapporto tra parola, musica e politica, la sua opera ha aperto nuove strade alla poesia femminile caraibica, portando in primo piano l’esperienza delle donne nere, della diaspora e della migrazione.
Nata l’11 marzo 1956 con il nome di Jean Lumsden nella Giamaica rurale, era cresciuta nel villaggio di Patty Hill, un piccolo insediamento sulle colline della costa occidentale dell’isola.
Per lungo tempo ha vissuto con la nonna e dalla prozia che le avevano trasmesso la tradizione della poesia recitata a memoria.
La trasmissione orale, ancora centrale nella cultura popolare giamaicana, ha influenzato profondamente la sua sensibilità poetica, portandola a concepire la poesia come voce, ritmo e performance, oltre che come scrittura.
Dopo il diploma ha lavorato come insegnante e con la Jamaica Cultural Development Commission, contribuendo all’organizzazione di eventi culturali per il festival nazionale giamaicano, esperienza decisiva per la sua carriera futura.
Dagli anni Settanta ha frequentato la scena artistica di Kingston e studiato alla Jamaican School of Drama, dove è entrata in contatto con alcune delle figure più rilevanti della nascente dub poetry come Michael Smith e Oku Onuora che era un genere relativamente nuovo, nato dall’incontro tra reggae, spoken word, critica politica e cultura rastafariana.
In questo contesto artistico, dominato quasi esclusivamente da uomini, ha iniziato a sviluppare una propria voce poetica originale, introducendo l’esperienza quotidiana delle donne nere.
Nel 1985 si era trasferita a Londra dove ha debuttato alla International Book Fair of Radical Black and Third World Books, uno degli eventi più importanti per la cultura nera e anticoloniale nel Regno Unito.
In una metropoli attraversata da tensioni sociali e politiche, in cui le comunità afro-caraibiche affrontavano discriminazioni sistemiche e costruivano una scena culturale estremamente vivace, la sua capacità di combinare poesia, musica e teatro l’aveva resa una performer straordinaria, descritta come “un festival tutto da sola”.
Aveva insegnato teatro al Brixton College prima di dedicarsi completamente alla carriera artistica.
Il suo primo libro è stato Riddym Ravings, pubblicato nel 1988 dal Race Today Collective. La poesia che dà il titolo alla raccolta è diventata una delle opere più celebri della letteratura caraibica contemporanea.
Il testo racconta la voce di una donna che vive un episodio di crisi mentale. Attraverso il ritmo reggae e il patois giamaicano, rappresenta la frammentazione psicologica della protagonista, affrontando temi come salute mentale, marginalità sociale e vulnerabilità.
Ha portato la politica dentro le esperienze quotidiane in quella che è stata definita “domestic dub poetry”.
Nella sua poesia ha affrontato le migrazioni e la malattia mentale di cui è stata affetta.
Il poema Arrival of Brighteye del 2000 racconta la storia di una bambina cresciuta lontano dalla madre a causa della migrazione.
The Fifth Figure del 2006 è una riflessione storica e genealogica su cinque generazioni di donne nere britanniche.
Third World Girl del 2011 riunisce molte delle sue poesie più importanti, offrendo una panoramica della sua carriera e dei temi che ha attraversato.
Verandah Poems del 2016 è una raccolta nata dopo un periodo difficile della sua vita, aveva subito due ictus ed era rimasta in coma per alcuni giorni, seduta sulla veranda della sua casa in Giamaica, osservava la vita quotidiana del villaggio e scriveva poesie.
Centrale nel suo lavoro è stato l’utilizzo della performance, in cui tra musica, canto, ripetizioni rituali e improvvisazione, il testo diventa una liturgia alternativa, in cui il pubblico partecipa emotivamente alla narrazione.
Nel corso della sua carriera Jean Binta Breeze si è esibita in tutto il mondo. Ha partecipato a festival e tournée nei Caraibi, in Nord America, in Europa, nel Sud-est asiatico e in Africa.
Nel 2012 è stata nominata Member of the Order of the British Empire per i servizi resi alla letteratura.
Nel 2018 ha ricevuto una laurea honoris causa dalla University of Leicester, oltre alla Musgrave Silver Medal dell’Institute of Jamaica.
Si è spenta il 4 agosto 2021 nella sua casa di Sandy Bay, in Giamaica.
Il suo lavoro ha raccontato il senso di dislocazione e appartenenza che caratterizza l’esperienza migratoria, ha portato al centro della scena le donne nere, ignorate dalla narrazione dominante, ha cambiato il modo in cui la poesia può essere scritta, ascoltata e performata.
Rivoluzionaria della parola orale, la sua capacità di unire ritmo, lingua e politica ha dato vita a uno spazio di libertà, memoria e resistenza.
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