Lillian Hellman
Non posso e non voglio tagliare la mia coscienza secondo la moda del momento.
Lillian Hellman, scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice, è stata una protagonista della scena culturale statunitense del Novecento.
Ha utilizzato i suoi testi come strumenti di denuncia morale e politica e affrontato temi scottanti con inedita spregiudicatezza, profonda intuizione della psiche umana, attenzione al ruolo e ai limiti imposti alle donne nella società nordamericana. È stata un’attivista politica che non ha esitato a schierarsi per i diritti civili, posizioni che le sono costate gravi conseguenze in epoca maccartista.
Nata a New Orleans il 20 giugno 1905, si era trasferita da bambina a New York, ma per tutta l’infanzia e l’adolescenza aveva continuato a dividere il proprio tempo tra la metropoli e la città natale, dove soggiornava nella pensione gestita dalle zie paterne, Jenny e Hannah, figure che anni dopo avrebbero ispirato alcuni dei personaggi femminili più aspri della sua produzione teatrale.
Di carattere solitario e ribelle, fu una lettrice precocissima e un’osservatrice spietata delle ipocrisie e delle meschinità del mondo adulto che la circondava, materiale che avrebbe attraversato l’intera sua opera.
Dopo aver frequentato la New York University e poi seguito alcuni corsi alla Columbia, nel 1924 era entrata come lettrice di manoscritti nella casa editrice Boni & Liveright e cominciato a pubblicare i primi racconti.
L’anno seguente sposò lo sceneggiatore e press agent Arthur Kober, che la seguì a Hollywood quando trovò lavoro nell’industria cinematografica. Il matrimonio si concluse con il divorzio nel 1932.
Era impiegata come lettrice di sceneggiature alla Metro-Goldwyn-Mayer quando conobbe lo scrittore di romanzi polizieschi Dashiell Hammett con cui nacque un legame sentimentale e intellettuale mai formalizzato dal matrimonio ma destinato a durare, tra rotture e ritorni, per tre decenni, fino alla morte di lui. Fu proprio lui a spingerla verso il teatro, imponendole un apprendistato severo alla scrittura drammaturgica da cui scaturì, nel 1934, The Children’s Hour, il testo che l’ha resa celebre. È la storia di due insegnanti la cui vita viene distrutta da una falsa accusa di omosessualità mossa da un’allieva viziata, un soggetto scabroso che ha trattato senza reticenze e che, dopo 691 rappresentazioni a Broadway, è stato adattato due volte per il cinema, nel 1936 da William Wyler con il titolo di These Three, costretto dal rigido Codice Hays a eliminare ogni riferimento all’omosessualità, e poi nel 1961, sempre per la regia di Wyler, con maggiore fedeltà al testo originale e con Audrey Hepburn e Shirley MacLaine nei ruoli principali.
Negli stessi anni i suoi viaggi in Europa accrebbero la sua consapevolezza politica, insieme ad altri scrittori americani contribuì a finanziare e promuovere un documentario sulla guerra civile spagnola e si schierò pubblicamente contro il franchismo e il fascismo europeo.
Nel 1939 aveva portato in scena la sua opera più rappresentata, The Little Foxes, ritratto spietato dell’avidità e dell’arrivismo di una famiglia del Sud ispirata ai parenti materni, che ottenne 410 rappresentazioni a Broadway e, nella trasposizione cinematografica diretta ancora da Wyler con Bette Davis, una candidatura all’Oscar per la sceneggiatura.
Continuò a lavorare per il teatro e per il cinema durante tutti gli anni Quaranta, firmando tra l’altro il dramma antinazista Watch on the Rhine e l’unica sceneggiatura originale della sua carriera, quella di The North Star, anch’essa candidata all’Oscar.
L’impegno antifascista e i legami, mai dissimulati, con ambienti della sinistra americana la resero, insieme a Hammett, un bersaglio della caccia alle streghe anticomunista che attraversò il decennio successivo.
Convocata nel 1952 dalla Commissione per le attività antiamericane, scelse di non invocare unicamente il diritto a non autoincriminarsi, ma di rendere pubblica una lettera in cui offriva di rispondere di sé stessa a patto che il Comitato rinunciasse a chiederle di nominare altre persone. Il principio enunciato in quell’occasione bastò a farla finire sulla lista nera di Hollywood, che le precluse per anni la possibilità di lavorare e la costrinse, per sostenere le cure di Hammett ammalatosi di tumore ai polmoni e già condannato al carcere per essersi a sua volta rifiutato di collaborare con la Commissione, a vendere la fattoria di Pleasantville, dove la coppia era solita soggiornare, e a cercare lavori occasionali, anche in Europa.
Hammett morì nel gennaio del 1961 a New York, di un tumore ai polmoni diagnosticato pochi mesi prima e, con l’allentarsi della pressione anticomunista, Lillian Hellman tornò a un’intensa attività teatrale e cinematografica, portando in scena nel 1959 Toys in the Attic, che le valse una candidatura al Tony Award, e firmando nel 1966 la sceneggiatura del film La caccia con Marlon Brando.
Negli ultimi due decenni della sua vita si era dedicata soprattutto alla scrittura memorialistica, pubblicando in successione An Unfinished Woman, premiato con il National Book Award, Pentimento, da cui fu tratto il racconto Julia, portato sullo schermo nel 1977 da Fred Zinnemann con Jane Fonda e Vanessa Redgrave e premiato con tre Oscar, e Scoundrel Time, dedicato agli anni del maccartismo.
In quello stesso periodo aveva fondato il Committee for Public Justice per la difesa delle libertà civili. Furono anche anni segnati da polemiche sempre più aspre sull’attendibilità delle sue memorie: nel 1979 la scrittrice Mary McCarthy arrivò a dichiarare in televisione che ogni sua frase, comprese le congiunzioni, nascondeva una menzogna, scatenando una causa per diffamazione che Hellman intentò contro di lei e che rimase aperta fino alla sua morte; restò inoltre sempre controversa l’attendibilità del racconto Julia, che una psicoanalista di Princeton rivendicò come ispirato a una vicenda non sua.
Nonostante fosse quasi cieca e malata di enfisema negli ultimi anni, continuò a lavorare e a difendere pubblicamente le cause civili a cui aveva dedicato la vita.
Si spense il 30 giugno 1984 a Tisbury, sull’isola di Martha’s Vineyard, dieci giorni dopo aver compiuto settantanove anni.
Il cinismo non è che un modo sgradevole di dire la verità.
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