Lina Prosa
La scrittura deve creare una nuova visione del mondo, più che una realtà effettiva: un avamposto reale, fisico, dentro il mistero della nostra condizione.
Lina Prosa, drammaturga e regista teatrale tra le più tradotte e rappresentate della scena contemporanea, è stata la prima italiana le cui opere sono andate in scena alla Comédie Française.
Nel 2015 ha vinto il Premio della Critica Teatrale Italiana per la Drammaturgia e l’anno successivo, è stata insignita dell’onorificenza di Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese.
È nata il 7 luglio 1951 a Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani, in un paese privo di librerie e sale teatrali, dove ha trovato nella vicinanza di quelle rovine antiche un primo nutrimento immaginativo che l’ha accompagnata fino alla scrittura per la scena.
Laureata in Lettere all’Università di Palermo, dove si è trasferita definitivamente nel 1984, dopo un primo impiego al comune del suo paese d’origine, ha lavorato per l’Ente Minerario Siciliano. Successivamente, si è dedicata alla critica letteraria e teatrale per il quotidiano L’Ora, collaborando poi con la Rivista di Drammaturgia dell’Università di Firenze e con Hystrio.
Con Anna Barbera ha diretto il Laboratorio Teatrale comunale di Monreale e la rassegna Le Opere e i Giorni, e insieme, nel 1996, hanno fondato il Progetto Amazzone, iniziativa dedicata all’esperienza del cancro al seno attraverso mito, scienza e teatro, da cui è nato più tardi, nel 2018, lo spazio di ricerca ClassicoContemporaneo.
Il suo lavoro teatrale si è intrecciato fin dall’inizio con un impegno civile. Il suo viaggio da Calatafimi a Palermo, che ha più volte definito un atto di liberazione personale, ha segnato il suo sguardo sulla condizione delle donne; nella scrittura teatrale, ha trovato lo strumento per immaginare un cambiamento che da individuale si è fatto collettivo. Ha spesso rivolto alle giovani l’invito a costruire una propria identità prima di affrontare qualunque battaglia.
Alla fine degli anni Novanta, quando gli sbarchi a Lampedusa hanno cominciato a ripetersi con cadenza quasi quotidiana, si è occupata intensamente dei fenomeni migratori. Da quell’urgenza è scaturita la Trilogia del Naufragio, Lampedusa Beach, Lampedusa Snow, Lampedusa Way, che ha definito un gesto di responsabilità civile rivolto all’Occidente più che un semplice progetto drammaturgico.
Il progetto ha attraversato, negli anni successivi, decine di palcoscenici internazionali: nel 2015 Lampedusa Beach è stato letto al Consiglio d’Europa e al Museo della Storia dell’Immigrazione di Parigi, per poi raggiungere Barcellona, Lorient, Zagabria, Nizza, Johannesburg e Pretoria, dove l’allestimento firmato da Raissa Brighi ha ricevuto il Prize Kopanong Arts and Social Justice.
Nel luglio 2016 Lina Prosa ha fondato il movimento teatrale MigraTeatro, dando continuità istituzionale a un lavoro che aveva già trovato nella Trilogia la sua espressione più compiuta. Nello stesso anno ha scritto Ritratto di Naufrago Numero Zero per un progetto di teatro-danza andato in scena al Teatro Antico di Taormina.
Nel 2024 ha promosso un presidio drammaturgico contro il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, rivendicando per chi lavora con la parola una responsabilità pubblica che, a suo dire, raramente viene riconosciuta.
Il suo lavoro più recente ha continuato a intrecciare mito classico e attualità: Ulisse Artico, un’Odissea senza Itaca segnata dallo scioglimento dei ghiacciai, ha debuttato al Teatro Biondo nel 2023, mentre lo stesso anno Cue Press ha pubblicato la raccolta Teatro, che riunisce testi editi e inediti.
Cittadina onoraria di Palermo, dirige “Scena Segesta“, laboratorio internazionale di drammaturgia classica e creazione contemporanea che riporta il suo lavoro nei luoghi da cui tutto è partito.
La scrittura vive, vive insieme a me. Domani, un altro giorno, sarà un altro giorno della scrittura.
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