Luigia Carlucci
Pioniera dell'IA in Italia
L’intelligenza artificiale è come un martello. Può essere usata bene o male. È molto potente e pone interrogativi anche per la democrazia
Luigia Carlucci è la madre dell’intelligenza artificiale in Italia e la fondatrice dell’associazione nazionale per l’IA.
Matematica e ricercatrice femminista e antifascista, ha portato in giro per il mondo i propri risultati sulla rappresentazione della conoscenza e sulla deduzione automatica, formando diverse generazioni di persone esperte in informatica, ingegneria e matematica, un lavoro che continua a portare avanti, inarrestabile.
È nata il 22 luglio 1946 a Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, da madre casalinga e padre capotreno. Suo zio, prete, le aveva insegnato a leggere, a quattro anni, sull‘Osservatore Romano.
Alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è stata l’unica ragazza a studiare di matematica, in un contesto tutto maschile in cui professori e colleghi mal tolleravano la presenza femminile, tanto che alcune finivano per ritirarsi, mentre gli uomini restavano dietro le porte durante gli esami aspettando di sapere se le loro colleghe venissero buttate fuori. Fin dalla tesi di laurea si è occupata di problemi legati alla definizione della semantica dei linguaggi di programmazione, alle proprietà dei programmi e alla loro dimostrazione automatica.
Nel 1970 è stata assunta al CNR di Pisa, dove le donne erano poche su oltre cinquanta uomini ma dove, racconta, si era tutti uguali, perché in un settore ancora nuovo come quello dell’informatica c’era bisogno di menti e di braccia, indipendentemente dal genere. È stato in quell’ambito che, nel 1969, ha conosciuto Mario Aiello, ingegnere elettronico che ha sposato l’anno successivo e con cui è diventata una coppia anche nella ricerca.
Nel gennaio del 1973, a ventisette anni, con un figlio di quattro mesi e il marito al seguito, si è trasferita a Stanford dove ha svolto ricerca al SAIL (Stanford Artificial Intelligence Laboratory) fondato da John McCarthy, allora considerato un visionario un po’ hippy, in un campo in cui i ricercatori venivano considerati quasi dei matti nonostante la solidità scientifica che c’era dietro quegli studi. In quell’ambito, ha definito una semantica per il linguaggio Pascal nel sistema logico LCF sviluppato da Robin Milner, costruendo dimostrazioni automatiche delle proprietà dei programmi scritti in quel linguaggio, e ha contribuito allo sviluppo del sistema FOL insieme a Richard Weyhrauch.
Alla fine del biennio di studi le era stato offerto un contratto che aveva rifiutato, perché voleva che il figlio studiasse in Italia e desiderava restituire al suo paese tutto ciò che aveva imparato.
Rientrata in Italia, è stata prima professoressa ordinaria presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche, dove ha insegnato Tecniche di Programmazione, per poi passare alla Facoltà di Ingegneria della Sapienza Università di Roma, nel Dipartimento di Informatica e Sistemistica, dove ha creato un gruppo di ricerca in Intelligenza Artificiale.
Nel 1991 è diventata la prima docente del primo corso di intelligenza artificiale in Italia.
Ha sperimentato l’applicazione di tecniche di intelligenza artificiale allo sviluppo di sistemi esperti per la diagnosi medica e alla costruzione di sistemi di tutoraggio intelligente, oltre a occuparsi di progetti di robotica cognitiva e di applicazione dell’intelligenza artificiale alla sicurezza informatica.
La sua carriera è stata osteggiata in ogni modo, aveva aperto un mondo che, ai tempi, sembrava fantascienza e ad ogni suo intervento veniva puntualmente attaccata.
Nonostante tutto è riuscita a sopravvivere a quel clima, seguendo un motto che ripete ancora oggi, testa bassa e andare avanti, ed è arrivata a diventare direttrice del dipartimento, inaugurando la nuova facoltà di Ingegneria dell’informazione, Informatica e Statistica di cui è stata preside. Nel 2024 l’ateneo le ha conferito il titolo di Ambasciatrice Sapienza.
Nel corso della carriera ha pubblicato circa duecento articoli, organizzato congressi nazionali e internazionali, fatto parte di comitati editoriali di numerose riviste di intelligenza artificiale, diretto progetti di ricerca e partecipato a panel di valutazione della ricerca in Italia ed Europa, oltre a dirigere, dalla fondazione nel 1997 fino al 2001, il progetto RoboCup-Italia.
Nel 1988 ha fondato l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, AIIA, di cui è stata la prima presidente e di cui ha fatto parte del direttivo fino al 1995, dirigendone anche il periodico, AIIA Notizie.
Sul futuro dell’intelligenza artificiale non nasconde le proprie preoccupazioni, soprattutto per l’ignoranza e l’incoscienza con cui si sottovalutano le enormi quantità di acqua ed energia consumate dai sistemi, rischio che può accelerare la crisi ambientale, e rivolge il proprio messaggio soprattutto ai potenti, perché non si mettano in mano a chi vende tecnologia senza etica e pensa solo al guadagno: l’uso dell’intelligenza artificiale, dice, deve essere disciplinato.
L’intelligenza artificiale ci ha superato nella velocità e nella capacità di calcolo, ma non ci ha mai battuto sul terreno della creatività, perché è stata progettata per compiacere, piena di tutto quello che gli esseri umani hanno voluto metterci dentro, ma non guarderà mai negli occhi la persona che ha davanti, non coglierà se è triste o contenta, se mente o dice la verità.
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