Nadine Gordimer
Scrittrice e attivista sudafricana Premio Nobel per la Letteratura
Basta grattare la superficie di un uomo bianco per trovare traccia del siero della superiorità indotta.
Nadine Gordimer scrittrice e attivista sudafricana vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 1991 per la sua “magnifica scrittura, che è stata di grande aiuto all’umanità”, ha militato in prima linea contro il razzismo e ogni forma di discriminazione.
Autrice di romanzi, saggi raccolte di racconti e un’opera teatrale, ha anche vinto il Booker Prize (1974), il Grinzane Cavour (1985 e 2006) e il Premio Carlo Levi (2002).
È stata i membri fondatori del Congress of South African Writers e ha ricevuto diverse onorificenze e lauree ad honorem.
Ambasciatrice di Buona Volontà delle Nazioni Unite è stata Membro dell’Ordine della Stella del Sudafrica, è stata insignita con la Legion d’Onore e designata Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres e premiata con la Placca dell’Ordine dell’Aquila Azteca in Messico.
Nata a Springs, centro minerario nell’area urbana a est di Johannesburg il 20 novembre 1923, in una famiglia di emigrati ebrei, aveva ricevuto un’educazione di stampo cattolico. Sin da bambina annotava le sensazioni dovute al suo privilegio bianco in un paese tanto contraddittorio.
Alla Witwatersrand University aveva toccato con mano la discriminazione nei confronti di studentesse e studenti neri e dopo l’arresto della sua migliore amica Bettie du Toit, attivista per i diritti civili, aveva preso parte al movimento, diventandone presto un punto di riferimento. Ha militato nel Congresso Nazionale Africano quando era ancora considerato un partito illegale dal regime.
La sua prima pubblicazione è stata The Quest for Seen Gold, apparso sul Children’s Sunday Express nel 1937. I vari racconti scritti su diverse riviste locali sono stati raccolti nella sua prima antologia, Faccia a faccia, del 1949.
Il successo è arrivato con A watcher of the dead, racconto pubblicato dal New Yorker, con cui ha collaborato fino alla fine della sua carriera.
I suoi racconti, soprattutto quelli inseriti nella raccolta del 1952 La voce soave del serpente, tutti ambientati in Sud Africa, descrivono le sottili dinamiche di potere messe in atto dal razzismo.
Il primo romanzo The Lying Days è datato 1953.
Negli anni Sessanta e Settanta ha insegnato in diverse università degli Stati Uniti senza mai smettere di sostenere e sensibilizzare, dall’estero, sulla politica di apartheid sudafricana.
Accanto a Nelson Mandela, conosciuto al suo processo, lo ha aiutato a editare il suo celebre discorso «Sono preparato a morire» del 20 aprile 1964. Una volta scarcerato, questi le aveva chiesto di far parte della delegazione che lo ha accompagnato a Oslo per ritirare il Premio Nobel per la pace.
Più volte censurata, è stata attaccata per le sue prese di posizione, i gesti di protesta, le manifestazioni silenziose e le denunce delle discriminazioni del regime segregazionista.
Il suo secondo romanzo, Un mondo di stranieri (1958), è stato bandito per oltre un decennio.
Tra i suoi capolavori ricordiamo anche Il mondo tardo borghese (1966), Un ospite d’onore (1971), Storia di mio figlio (1990), Sveglia! (2005) e Beethoven era per un sedicesimo nero (2007).
Si è occupata di leggi razziali e censura, movimenti di opposizione e di protesta, di conflitti, brutalità, miseria e corruzione nelle fasi della de-colonizzazione dell’intero continente africano.
Ha difeso i diritti civili per tutta la vita, militando e dando rifugio nella sua casa di Johannesburg a personalità di spicco ricercate dal regime. Quando la sua abitazione è stata attaccata ha rifiutato di lasciarla per andare a vivere in una zona più sicura.
È morta a causa di un cancro al pancreas nella sua casa di Johannesburg il 13 luglio 2014.
“Amava profondamente il Sudafrica – si legge nel comunicato stampa diffuso dalla famiglia – la sua cultura, il suo popolo e la sua lotta permanente per la democrazia. I suoi giorni più fieri sono non solo quelli del premio Nobel, ma anche quelli della sua testimonianza al Processo Delmas nel 1986, in cui ha contribuito a salvare le vite di ventidue membri dell’ANC accusati di tradimento”.
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