Ondina Valla
La prima italiana a vincere l'oro alle Olimpiadi nel 1936
Ondina Valla è stata la prima italiana a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi, conquistando, a vent’anni, l’oro negli 80 metri ostacoli a Berlino nel 1936, record di precocità rimasto imbattuto fino al 2004.
Nata a Bologna il 20 maggio 1916, Trebisonda Valla – così battezzata dal padre che sognava per la figlia la meraviglia dell’antica città turca di Trapezunte – era l’unica femmina di cinque fratelli. A soli 12 anni si rivelò un prodigio dell’atletica, sudandosela centimetro dopo centimetro negli allenamenti dopo scuola mentre le amiche giocavano altrove, e superando a muso duro l’opposizione della madre, devota cattolica che considerava lo sport femminile indecoroso e una distrazione dal trovare marito. Senza mollare, a 14 anni divenne campionessa italiana assoluta e fu convocata in nazionale, indossando i colori della Virtus Atletica Bologna.
Convocata per i Giochi Olimpici di Los Angeles del 1932, il Vaticano, che era ostile allo sport femminile, si mise di traverso e le impedì di partecipare, giudicando “sconveniente che una sedicenne, unica donna in una spedizione totalmente maschile, potesse affrontare un viaggio così lungo“. Ma dopo quattro anni, nulla le impedì di partecipare alle Olimpiadi di Berlino del 1936.
La gara rimase nella storia: il 5 agosto vinse la semifinale stabilendo il record mondiale in 11″6, tempo omologato come primato mondiale. Il giorno dopo, nella finale all’Olympiastadion, quattro atlete piombarono quasi simultaneamente sul traguardo in un fotofinish da brividi. Ondina tagliò per prima il traguardo in 11″7, mentre Claudia Testoni, sua compagna di scuola, di squadra, eterna rivale nell’agonismo e grande amica per tutta la vita, arrivò quarta, fuori dal giro medaglie.
Quell’oro le diede immensa popolarità nell’Italia fascista, che l’aveva elevata a esempio della “sana e robusta gioventù nazionale”. Venne ricevuta con tutti gli onori a Piazza Venezia da Mussolini che le riconobbe una medaglia d’oro al valore sportivo con un assegno di cinquemila lire. La sua vittoria fece sì che nel regime si ammorbidisse, pur senza venire meno del tutto, l’ostilità alla partecipazione delle donne alle attività sportive.
Atleta eclettica e versatile, ottenne eccellenti risultati nelle gare di velocità, negli ostacoli e nei salti. Collezionò sedici presenze in maglia azzurra, gareggiando dal 1928 fino al 1940, ottenendo 15 titoli nazionali e 21 record italiani – due nei 100 metri, cinque negli 80 ostacoli, sette nel salto in alto, uno nel lungo, uno nel pentathlon, cinque nella staffetta 4×100. Nel 1937 stabilì con 1,56 m il primato nazionale nel salto in alto, che mantenne fino al 1955.
A 27 anni il conto dell’agonismo si presentò sotto forma di spondilosi vertebrale, un lento e progressivo spostamento di una vertebra sopra l’altra. L’anno dopo si sposò con Guglielmo de Lucchi, il migliore ortopedico di Bologna che l’aveva visitata. Ebbero un figlio, Luigi, e vissero tra Perugia e L’Aquila.
Ironia di una sorte beffarda, nel 1978 subì il furto della medaglia d’oro vinta a Berlino, e Primo Nebiolo, allora presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera, le donò una riproduzione. L’originale nome Trebisonda fu storpiato da un giornalista che scrisse “Trebitonda” invece di “Trebisonda”, e da allora qualcuno iniziò a chiamarla “Trebit-ondina” e quindi semplicemente Ondina. I genitori iniziarono a chiamarla così solo dopo i Giochi olimpici di Berlino.
Si è spenta il 16 ottobre 2006 nella sua abitazione a L’Aquila, dove si era trasferita nel 1954 con il marito. Rimasta vedova, aveva vissuto con il figlio Luigi. Il fratello Rito, divenuto un noto scultore, celebrò la sua vittoria con la statua “L’Ostacolista” (1936-1938), collocata oggi all’ingresso dell’azienda Carpigiani a simboleggiare lo slancio del progresso verso il futuro.
La prima donna italiana a conquistare un oro olimpico ha lasciato un segno che va oltre lo sport: ha rotto lo schema della popolarità sportiva legata al modello maschile e si è imposta come esempio di grinta, passione e capacità di reagire alle difficoltà.
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