Rani Lakshmi Bai
Regina indiana simbolo della resistenza contro gli inglesi
Rani Lakshmi Bai, regina indiana di Jhansi, è stata una importante leader della rivolta esplosa tra il 1857 e il 1858 contro il dominio britannico.
Intrepida guerriera e fine stratega, è stata una donna che andava oltre le condizioni imposte al suo sesso e rango ed è passata alla storia come simbolo della resistenza contro il potere coloniale e del movimento per l’autodeterminazione dell’India.
Nata col nome di Manikarnika Tambe il 19 novembre 1828 a Benares (odierna Varanasi), in una altolocata famiglia di Marathi della città, era figlia di un bramino che, dopo la morte della madre, avvenuta quando lei aveva quattro anni, si era trasferito alla corte del primo ministro dell’impero dei Maratha.
Qui, la fanciulla, aveva potuto godere di una libertà ed educazione fuori dal comune per i tempi. Aveva studiato e appreso le arti militari, era un’ottima cavallerizza e si cimentava in varie tecniche di combattimento. La sua guardia personale era composta esclusivamente da donne che aveva formato personalmente.
Non aveva ancora quindici anni quando venne data in sposa a Gangadhar Newalkar Rao, Raja di Jhansi, un piccolo Stato dell’India settentrionale, formalmente indipendente, anche se sotto protettorato della Compagnia britannica delle Indie Orientali, che amministrava il subcontinente indiano per conto della Corona britannica.
Diventata Rani, regina, aveva cambiato il suo nome in Lakshmi Bai. Nel 1851 divenne madre di un bambino morto poco dopo e, come consuetudine, i due sovrani adottarono il figlio di un cugino del re, come successore al trono.
Rimasta vedova, dopo due anni, si ritrovò a dover difendere la sua reggenza dal Governatore generale dell’India, Lord Dalhouise, che estromettendo il figlio adottivo dal trono, aveva annesso Jhansi al governo diretto inglese e le aveva intimato di lasciare il suo palazzo.
Nei tre anni successivi, la regina aveva tentato invano di far riconoscere agli inglesi la legittimità al trono di suo figlio.
Intanto, con il declino della corte, era dilagata la povertà e in tutta l’India, il malcontento nei confronti del dominio britannico si diffondeva sempre di più. La miccia che fece scoppiare la rivolta fu la voce secondo la quale per l’ingrassaggio delle nuove cartucce dei fucili, i soldati usavano il grasso di maiali e bovini, i primi considerati impuri dai musulmani; i secondi sacri per gli hindù. Il 9 maggio 1857, i sepoy, soldati indiani nell’esercito inglese di stanza al forte di Meerut si ribellarono massacrando gli ufficiali e scatenando una rivolta a cui si unirono le vecchie caste aristocratiche, la popolazione e alcuni Stati indiani minori ancora indipendenti.
Gran parte dell’India settentrionale era passata sotto il controllo dei ribelli.
Anche a Jhansi i soldati ribelli erano insorti e avevano riconsegnato il regno nelle mani di Lakshmi Bai, per poi andarsene, dietro il pagamento di un’ingente somma di denaro. Una volta restaurato l’ordine, la regina aveva riorganizzato l’amministrazione e l’esercito, promuovendo le arti e la letteratura e dedicando particolare cura alla biblioteca di Stato.
Contravvenendo alle regole che volevano che le donne non si mostrassero in pubblico, si vestiva da guerriera con due pistole e un pugnale legati alla cintura e prestava soccorso alle persone bisognose di ogni casta.
Durante la rivolta, gli ufficiali britannici di stanza a Jhansi che avevano ricevuto da lei la promessa di essere risparmiati, se si fossero arresi, vennero uccisi dai ribelli, insieme ai propri familiari.
Gli inglesi sospettarono che la regina fosse stata la mandante della strage e cominciarono ad attaccare duramente il regno, nonostante i rivoltosi fossero andati via.
Dopo aver invano tentato di trovare un accordo con il governatore inglese, decise di ribellarsi e organizzare la difesa dello Stato, contribuendo in prima persona al potenziamento militare facendosi carico dell’addestramento delle donne.
Nel marzo 1858, la città viene assediata dalle truppe britanniche, guidate da Sir Hugh Rose. La regina, in prima linea, aveva combattuto valorosamente contro gli assedianti, ma gli inglesi, numericamente superiori e meglio equipaggiati, il 4 aprile espugnarono le mura e massacrarono la popolazione.
Quella notte, a cavallo col figlio sulla schiena, scortata dal suo esercito di donne, era riuscita a fuggire verso la cittadina di Kalpi, per unire le forze con altri leader della rivolta. Dopo che anche Kalpi era caduta nelle mani degli inglesi, Lakshmi Bai e i suoi alleati occuparono la fortezza di Gwalior che venne espugnata il 17 giugno durante una feroce battaglia dove ha trovato la morte mentre combatteva a cavallo.
Nel suo rapporto della battaglia il generale Rose, nel descrivere la sua avversaria, annotò che la Rani di Jhansi, notevole per la sua bellezza, intelligenza e perseveranza, era stata l’unico vero uomo tra i ribelli.
Molto probabilmente le sue esequie furono organizzate il giorno stesso della sua morte sul logo dove era caduta combattendo, a soli 29 anni.
Celebrata da subito per il suo coraggio e la tenacia con cui si è battuta in battaglia contro i colonizzatori, è stata, fin da subito, ricordata in dipinti, poesie, statue e opere d’arte.
Durante le lotte che hanno portato all’indipendenza dell’India nel 1947, le è stato intitolato il reggimento femminile dell’Indian National Army. Considerata eroina nazionale, ancora oggi, Lakshmi Bai è la protagonista di film di Bollywood, libri, canzoni e serie tv.
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