Silvia Zenari
La scienza non è un privilegio, ma una responsabilità verso la società.
Silvia Zenari, geologa, botanica, ricercatrice, insegnante e scrittrice, è stata la prima donna italiana a dedicarsi alla fitogeografia.
Figura poco conosciuta al grande pubblico ma di grande rilievo nel panorama scientifico italiano del Novecento, ha contribuito a costruire un rigoroso sapere profondamente legato alla realtà sociale, rompendo barriere culturali e di genere in un’epoca in cui alle donne era ancora difficile accedere pienamente al mondo accademico e della ricerca.
Il suo lavoro si è sviluppato principalmente nel campo delle scienze naturali, con un’attenzione particolare allo studio dell’ambiente, della flora e delle relazioni tra organismi e territorio.
Mantenendo uno sguardo integrato e consapevole del legame tra conoscenza scientifica e responsabilità collettiva, ha spaziato dalla ricerca pura alla divulgazione e alla formazione, contribuendo a diffondere una cultura scientifica accessibile e consapevole.
Per oltre trent’anni, il suo lavoro è stato il punto di riferimento in ambito di analisi fitosociologica delle Dolomiti.
Nata il 31 marzo 1895 a Udine, crebbe in una famiglia numerosa e culturalmente vivace. Secondogenita di sette figli e figlie, entrò da subito in contatto con l’ambiente montano, sviluppando il suo spirito d’avventura grazie alle numerose escursioni insieme al padre, ingegnere visionario che aveva trasferito la famiglia in un piccolo paesino in provincia di Pordenone, con l’obiettivo di “portare il progresso” nella vallata attraverso la costruzione di un impianto idroelettrico.
Laureata in Scienze Naturali nel 1918 all’Università di Padova, con una tesi in geologia, si era subito distinta per capacità analitica e autonomia di ricerca, che la portarono a contribuire anche alla realizzazione del foglio geologico Maniago della Carta geologica delle Tre Venezie.
La sua carriera si è sviluppata lungo due direttrici principali: la geologia e la botanica, con una progressiva specializzazione nella fitogeografia, disciplina che studia la distribuzione delle piante in relazione all’ambiente.
Assistente presso l’Istituto di Botanica dell’Università di Padova dal 1918, aveva sviluppato un approccio innovativo per lo studio della vegetazione.
Tra gli anni Trenta e Cinquanta ha condotto una vasta attività di ricerca sul campo nelle Alpi orientali. Le sue esplorazioni, spesso compiute in condizioni difficili e con mezzi di fortuna, avevano come obiettivo la ricostruzione sistematica della copertura vegetale in relazione a fattori come altitudine, esposizione, natura delle rocce e condizioni climatiche. Questo lavoro, documentato anche in scritti autobiografici come Avventura al confine, testimonia un metodo rigoroso e al tempo stesso una forte componente esperienziale della ricerca, fondata sull’osservazione diretta e continua del territorio.
Uno dei risultati più importanti della sua attività è stata la creazione, presso l’Istituto di Botanica dell’Università di Padova, di un erbario di circa 20.000 campioni conservato nel Museo Botanico dell’ateneo che rappresenta ancora oggi una fonte preziosa per studi scientifici, storici e ambientali.
Tra le sue pubblicazioni spiccano contributi fondamentali sulla flora del Friuli e delle Dolomiti, oltre a una monografia del 1942 dedicata alla flora del Comelico, considerata uno dei lavori più significativi sulla vegetazione delle Alpi orientali.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il premio dell’Accademia dei Lincei nel 1948, assegnato per l’originalità e il valore dei suoi studi sulla vegetazione delle Alpi venete e cadorine, nei quali vengono anche identificate nuove varietà floristiche per il territorio italiano. È stata titolare di cattedra all’Università di Camerino.
Silvia Zenari si è distinta anche per l’impegno nella divulgazione scientifica e nella formazione, oltre che per una produzione scritta che include appunti di viaggio, racconti e riflessioni personali legate all’esperienza in montagna, ha coniugato rigore metodologico e sensibilità umana.
Nella sua assidua attività, ha compiuto numerose escursioni, raccogliendo materiale e continuando a scrivere, stava redigendo un manuale per escursionisti, un lavoro divulgativo che potesse facilitare la determinazione delle più comuni piante dell’Italia settentrionale quando la sua carriera si è interrotta tragicamente il 30 giugno 1956.A soli 61 anni, ha perso tragicamente la vita a bordo della sua amata FIAT 500, a Conegliano, nel tragitto da Padova a Pordenone.Si spense ancora nel pieno della sua attività di studiosa infaticabile, donna coraggiosa ed emancipata, che tanto ha contribuito alla conoscenza scientifica delle Alpi Orientali.
A lei è stato intitolato il Museo Civico di Storia Naturale di Pordenone, segno del riconoscimento duraturo del suo contributo allo studio della natura e del territorio.
La sua storia è un esempio significativo del ruolo delle donne nella scienza, capace di coniugare ricerca, insegnamento e passione per l’esplorazione, ha lasciato un’impronta ancora oggi rilevante negli studi botanici e geologici delle Alpi orientali.
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